Paolo Maluguti in “Fumana” ci racconta di una bambina cresciuta con il nonno, pescatore nelle valli del Rodigino, lì dove terra e acqua si mescolano.
Fumana ha una vita strana: la mamma è morta di parto quando lei è nata, e suo padre è sparito quello stesso giorno. Così fu affidata al nonno che l’ha cresciuta alla sua maniera.
Il nonno è un uomo burbero, di poche parole, con una saggezza antica che l’ha sempre protetto dai guai.
“E un’altra cosa che il vecchio aveva imparato
nella vita è che quando le risposte fanno più paura delle domande, allora è meglio lasciar perdere e restare ignoranti.”
Fumana cresce così, nelle valli e nelle campagne, viene su un po’ selvatica, che il nonno doveva andare a pescare per farla campare.
“La campagna le era amica, non l’aveva mai tradita in quegli anni, ed era forse stata, a conti fatti, la sua unica vera compagna di giochi.”
“Nei canali invece, e più ancora nelle valli, tutto pareva sempre immobile, come se nulla
vivesse in quel labirinto infinito d’acqua e terra, ma bastava sostare sull’ultimo confine della terra asciutta, e ascoltare in silenzio, che subito si percepivano, nell’ampia distesa che finiva a ridosso del mare invisibile, il fremere potente di mille vite.”
“Fumana non si era mai avventurata da sola nelle valli, sapeva che erano luoghi pericolosi per chi non li conosceva più che bene. Era un attimo perdersi, non vi erano strade né sentieri, e suo nonno le aveva più volte spiegato che pure la palude cambiava forma."
A Fumana piaceva la nebbia, e per questo tutti la chiamavano Fumana.
“Fumana uscì e, come nei suoi più bei ricordi, tutto, attorno a lei, scomparve in un attimo. Non si trattava solo della vista, chi la conosce poco crede che la nebbia abbia solo a che fare con il non vedere un’ostia al di là della punta del proprio naso. Ma era nell’udito che Fumana provava più piacere smarrendosi in quelle nebbie: era come se la nebbia, che pure ti lasciava passare senza opporre resistenza, saturasse l’aria, e ovattasse suoni e rumori all’intorno. La campagna all’improvviso sembrava una stanza chiusa, sicura e accogliente: niente echi, niente distanze. Fumana aveva capito che nella sua vita strana la nebbia era la cosa più vicina a una madre che avesse mai avuto, prima di incontrare Lena.”
Poi un giorno arrivò il prete, Don Gelindo a parlare con il nonno.
“ “Ma come gnanca sbaliata, figlio mio? Come? Una fanciulla, qui parliamo di una fanciulla? Che già è cresciuta senza il conforto di una madre… e passi… E senza farsi mai vedere in chiesa… e facciamo finta che passi pure questa! Ma prima se ne va in giro inselvatichita, che neanche una zingara! E adesso te la porti pure a pescare in valle? Ma cosa vuoi che diventi questa povera anima, un vecchio catarroso come te?”
Petrolio non se lo aspettava, e la sfuriata di don Gelindo lo lasciò tutto sommato tranquillo, quasi divertito.”
“Al vecchio però il boccone rimase di traverso, e non riusciva a pararlo né su né giù. Il problema in fin dei conti, stava nel fatto che non poteva dare torto al prete. Sì, insomma, quando sarebbe stata l’ora, quando lui fosse morto, o quando Fumana… Ecco, come sarebbe andata?”
Paolo Malaguti ci racconta una storia con pennellate gentili, un’immagine che piano piano si delinea, delicata, come se emergesse dalla nebbia, ma insieme audace e feroce. Fatta di miseria, di ignoranza e buon senso, di tradizioni tramandate nelle campagne e della saggezza della natura.
Fumana è una ragazza e diventerà una donna strana, isolata, diversa, libera. Avrà a che fare con i pregiudizi della gente del paese, e con il profondo senso di libertà che si è conquistata.
Una storia delicata, amara e potente.
Immagini create con AI