Vanessa Diffenbaugh ne ‘Il linguaggio segreto dei fiori’ ci racconta la storia di Victoria, una bambina fragile e ribelle come possono esserlo quei bambini che sono stati rifiutati dalla vita e non hanno ancora trovato un loro posto.
Meredith è la persona che da sempre la segue come assistente sociale.
‘Non era sempre stato così tra me e Meredith. Da bambina mi ero imbevuta del suo ottimismo ciarliero, l’avevo ascoltata seduta sul bordo del letto mentre mi spazzolava e intrecciava i capelli castano sottili e li legava con un nastro per offrirmi come un pacco dono a una
nuova madre e a un nuovo padre. Con il passare degli anni però, e il susseguirsi di famiglie che mi respingevano, l’entusiasmo di Meredith si era raffreddato. La spazzola non scorreva più dolcemente sui miei capelli, ma si muoveva a scatti con pause e riprese che seguivano il ritmo delle sue ramanzine. La descrizione di come dovevo comportarmi si era allungata ad ogni cambio di sistemazione, diventando sempre più distante dalla bambina che sapevo di essere. Meredith annotava regolarmente su un’agenda le mie manchevolezze e le leggeva al giudice come capi d’accusa. Distaccata. Irascibile. Laconica. Impertinente.'
‘Mi ricordavo di aver vissuto in trentadue case e l’elemento comune a tutte era il rumore: all’interno il sovrapporsi dell’audio di televisori diversi, i trilli del forno a microonde e dello scaldabiberon, il campanello della porta, le imprecazioni, lo scatto della serratura. E poi c’erano i rumori degli altri bambini: neonati che piangevano, fratelli che litigavano, strilli sotto la doccia troppo fredda, il piagnucolio della compagna di stanza che aveva avuto un incubo. Ma la casa di Elizabeth era diversa. Silenziosa come il vigneto al crepuscolo.’
‘Guardai Elizabeth. Il mio corpo era ancora irrigidito dalla diffidenza e il mio respiro si
perdeva tra i vapori del bagno. Non la capivo. Mi rivolgeva frasi secche ed esplicite con uno stile formale a cui non ero abituata, Eppure dalle sue parole trapelava un’inspiegabile dolcezza. Anche il suo tocco era diverso: nel modo scrupoloso con cui mi aveva curato le mani non c’era l’insofferenza silenziosa delle altre madri adottive che avevo avuto. Ma non potevo fidarmi.’
Victoria ama i fiori e, ormai diciottenne, deve trovarsi un lavoro.
‘In quel preciso istante mi tornarono in mente le parole di Meredith, quelle che mi
aveva detto alla Casa dell’accoglienza e decine di volte prima di allora: “Devi volerlo”. Dovevo voler essere una figlia, una sorella, un’amica, un’allieva, mi aveva ripetuto un’infinità di volte. Ma io non volevo essere nessuna di quelle cose e né le promesse di Meredith né le sue minacce o i tentativi di corrompermi avevano influito sulle miei convinzioni. Adesso, all’improvviso, sapevo che cosa volevo essere: una fioraia.’
Vanessa Diffenbaugh ci racconta come Victoria sia riuscita a fare qualcosa di buono della sua vita sfilacciata: come una naufraga alla deriva che combatte con tutte le sue forze.
Più volte ha rifiutato mani tese per lei: troppa paura, troppa diffidenza, troppe delusioni. Con una ostinazione d'acciaio ed una fragilità imprevedibile è riuscita a creare qualcosa che può assomigliare a dei legami.
Immagini create con AI