Tutti i nostri segreti

 

Fatma Aydemir in "Tutti i nostri segreti" ci racconta la storia di una famiglia turca emigrata in Germania.

 

E’ una storia del cercare casa: un posto dove stai bene, dove non ti senti in pericolo e dove puoi fare amicizia. Ma qual è la casa per Huseyin?

 

“Huseyin… lo sai chi sei?"

 

"Sei finalmente in questo spazioso trilocale + 1 al quarto piano per cui hai lavorato e risparmiato per quasi trent’anni, mentre crescevi quattro figli e garantivi a tua moglie un’esistenza modesta, certo, ma pur sempre dignitosa."

 

 

"Hai vissuto le tue giornate in tre turni, Huseyin, ti sei fatto tutte le domeniche e i festivi e gli straordinari, cercando di incassare ogni maggiorazione possibile alla fonderia, per mandare avanti la famiglia, per comprare le scarpette da calcio al più piccolo, per saldare i debiti del grande, per mettere due soldi da parte."

 

"E adesso finalmente ce l’hai fatta. Hai cinquantanove anni e una casa di proprietà. Tra un paio d’anni, quando Umit avrà finito la scuola e tu finalmente potrai lasciare la Germania, quel paese freddo, senza cuore, ci sarà questo appartamento a Istambul con il tuo nome sul campanello."

 

 

"Huseyin! Finalmente hai trovato un posto che puoi chiamare casa."

 

"Tu lo sapevi, Huseyin, che un giorno saresti tornato a Istambul, già dalla prima volta che ci sei venuto. Allora eri arrivato in treno dal villaggio ed eri rimasto una settimana dai parenti."

 

"La Germania non era ciò che speravi, Huseyin. Speravi in una nuova vita. Invece ti è toccata la solitudine, che non può essere una nuova vita. Ma che altro potevi fare, Huseyin?"

 

"Non potevi mica tornartene al villaggio. Per cui sei rimasto e hai fatto quello che dovevi

 

 

affinché la scelta di trasferirsi avesse almeno un senso. E la prossima settimana, quando compirai sessant’anni, anche tu te ne andrai finalmente in pensione, Huseyin.”

 

Mentre Huseyin sta nel suo appartamento di Istambul, assaporando la sua nuova vita, ha un malore e muore.

 

“Tu Emine glielo avevi detto, all’epoca, quando le famiglie del vostro quartiere in Germania avevano cominciato ad andarsene un po’ alla volta, una dopo l’altra. Huseyin, prendiamo questi soldi e andiamocene come fanno gli altri. Lo Stato ci dà diecimila marchi se torniamo in Turchia."

 

 

"E’ una somma discreta, possiamo comprarci un pezzetto di terra e una bella casa, magari anche qualche animale. Ci mettiamo a riposo, Huseyin, e finalmente torneremo a vivere tra persone con cui possiamo aprirci e non ci trattano come odiosi parassiti."

 

"E invece no, Huseyin è voluto restare, per i ragazzi, sempre tutto per i ragazzi e il loro futuro, ha voluto continuare a sgobbare, a mettere soldi da parte."

 

“Parassiti lo saremmo anche di là, Emine” mi avevi detto. E ora Emine? Ora se n’è andato."

 

"E ora ci mancava pure questo appartamento."

 

 

 

"Questo stramaledetto appartamento."

 

"Huseyin era tutto preso, non parlava d’altro, già da mesi. E cosa ci ha guadagnato?”

 

Fatma Aydemir ci racconta di una casa vuota, che avrebbe potuto essere un nuovo inizio, un luogo dove godersi un meritato riposo, e invece rimane una casa non vissuta, dove l'unica cosa che è accaduta è la morte di Huseyin.

 

I quattro figli hanno ognuno la sua storia, il proprio modo di affrontare l’essere emigranti in Germania, la voglia di integrarsi, la ricerca delle proprie radici. Ognuno a modo suo.

 

 

Affiorano cose non dette, verità che feriscono. Perché la vita, a volte, si vorrebbe poterla riavvolgere per non fare più quegli errori, per prendere altre strade, per lenire il dolore per ciò che è accaduto e poter finalmente pensare ‘sono a casa’.

 


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