Concita De Gregorio in "Mi sa che fuori è primavera" ci racconta di Irina Lucidi: una storia nota e terribile.
“Vorrei che mi aiutassi, se puoi, a prendere le parole metterle in fila ricomporre tutti i pezzi che sento frantumati e dispersi in ogni angolo del mio corpo. Vorrei ricostruire i frammenti come si ripara un oggetto rotto, prenderlo in mano e portarlo fuori da me. Pensi che si possa farlo, scrivendo?”
E' una storia terribile, ma anche una storia di rinascita. Vivere accanto al dolore si può.
"Dove abiti Irina? In Spagna, adesso: nel sud della Spagna. Ti piace? Moltissimo, moltissimo.
E’ così quieto tutto, così caldo, così vicino all’Africa… Sai dopo tanti anni di Svizzera, a Losanna, Granada mi pare un miracolo."
"I fatti sono semplici, terribili e noti."
"Mathias è andato a prendere le bambine a casa dei vicini dove le aveva lasciate a giocare. Eravate separati, quella domenica stavano con lui. Da quel momento sono scomparse."
"In quei cinque giorni di viaggio ti ha scritto:
“Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più.”
"Di Alessia e Livia non si è trovata mai nessuna traccia."
"Mathias si è suicidato al quinto giorno."
"Ogni tanto penso: che fortuna, Paola, averti avuta sempre accanto, che meraviglia una amicizia come la nostra."
"Tu che sai sempre ridere, in ogni momento sai vedere l’angolo ottuso delle cose e indicarlo a voce alta, prenderlo in giro. Se non ci fossi stata tu …"
"Le cose che mi fanno rabbia:"
"Quando la cronista va dal capo della polizia del cantone svizzero e gli chiede come abbiano impostato le indagini, e il capo della polizia risponde: “Indagini? Quali indagini? Ma lei ha letto l’email della signora Lucidi a suo marito? C’è poco da indagare, è tutto chiaro.”
"Quando il poliziotto la sera della scomparsa risponde: “Tranquilla, signora. Suo marito è svizzero tedesco, non brasiliano. Tornerà.”
"Quello che no, non capisco tanto, è come mai nei giorni che sono trascorsi tra la domenica in
cui Mathias è partito con la nostra auto e il
giovedì in cui si è ucciso, in quei cinque giorni in
cui di Alessia e Livia non si sapeva nulla, Dolores, la babysitter, non abbia sentito il bisogno di cercarle, di venire con me alla polizia, di testimoniare sulle loro ultime ore. Non capisco perché sia sparita, così, nel nulla, anche lei. Le aveva cresciute giorno dopo giorno per sei anni. "
"Mathias non ha mai alzato le mani. Era un altro
tipo di violenza. Ho cominciato ad aver paura
dei suoi silenzi. Delle sue piccole manie
silenziose. Del modo in apparenza indulgente con cui demoliva e rifaceva da capo ogni cosa
che avessi fatto io."
"Siamo stati in cura a lungo da una terapeuta di coppia."
"Nessuno, quando è sparito con le bambine, ha sentito l’esigenza di chiedere il suo parere."
"Dopo qualche tempo ha scelto una psicologa diversa, dove andava da solo. Era lì anche il
giovedì prima di sparire. Nemmeno con lei hanno parlato gli investigatori. Quando l’ho
chiamata io ha riagganciato."
"Granada è una città stupenda. Arriva il vento
del mare che viene da un altro continente, si sente l’odore dell’Africa."
"Luis l’ho conosciuto per caso, in Indonesia, un giorno che la guida a cui avevo chiesto di accompagnarmi in un certo villaggio, mi ha
detto: sì, posso accompagnarla nel pomeriggio. Se non le dispiace, però, verranno con noi due spagnoli."
"Se non le dispiace. A me non dispiace niente. Non mi dispiace davvero più niente. Tutto mi pare una sorpresa e un regalo. Quando sento le persone attorno a me che si addolorano per
questioni così piccole penso state attenti, non giocate col drago: potrebbe svegliarsi. Se proprio sono molto stanca, o troppo abitata
dalle voci e dai volti che mancano, allora
semplicemente non mi accorgo di quel che c’è attorno. Dunque no, non mi dispiace niente mai."
Concita De Gregorio ci racconta, con delicata umanità, il dolore, la mancanza, la rabbia, l'attesa e lo stupore di poter amare di nuovo nonostante e con questo macigno nel cuore.
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