Sonya Hartnett in “Ragazzi d’oro” ci racconta di alcuni ragazzi in un quartiere di periferia.
"Freya Kiley, dodici anni, ha cominciato a vedere cose che non aveva mai visto prima. Fino a poco tempo fa ha vissuto come ogni bambino deve fare: una creatura lasciata cadere su un pianeta sconosciuto, costretta ad accettare che queste sono le regole del mondo."
"Come un bambino, pensa in modo fluttuante, come trovarsi in acque turbolente ma poco profonde, schiaffeggiata, inzuppata, spinta di qua e di là. Anche se fa un po’ paura la spiaggia è sempre in vista. Sotto i piedi senti sempre la sabbia."
"Il problema, però, è che la sabbia è sabbia.
E’ stupido fidarsi della sabbia. E quando sei un bambino, è questo che sei: stupido."
Nel quartiere é arrivata una nuova famiglia, i Jeason.
"Freya guarda Coltran, dodici anni, e Bastian, nove anni, accanto alla loro madre, placidi come giraffe. Sembrano incapaci di commettere qualunque crimine. É impossibile immaginarli scappare via per giocare a flipper."
"I Jeanson sembrano intagliati su vetri colorati. Colt, é una versione piú piccola del padre-divo-del-cinema. Sono ben vestiti, ma la sensazione
di estrema qualitá va oltre, come se fossero tirati a lucido fin nelle ossa."
Colt sa perché hanno dovuto trasferirsi, é qualcosa che ha a che fare con suo padre.
"Con lui c’é sempre un tranello.
C’è sempre una piccola crudeltà, un qualche piccolo, sgradevole cerchio attraverso cui strisciare perché il bello possa avere inizio; ecco un regalo, ma prima dovete indovinarne il colore."
"Avery Price sembra un folletto sorpreso a vagabondare tra i soffioni in fondo a un giardino incolto. É piccolo per la sua etá e di un bianco translucido come di perla. É una figura
delicata per la sua etá, un origami, sembra che per vivere gli basti una foglia di lattuga ogni tanto cosparsa di zucchero, e a dire il vero di rado mangia qualcosa di piú sostanzioso."
"Dietro quella facciata delicata, peró, Avery é un bambino selvaggio, perché non c’é niente che non sarebbe capace di fare."
"É ovvio che Avery sia destinato a percorrere un sentiero difficile nella vita, é evidente come le
sbucciature, i capelli arruffati, le unghie sporche e i vestiti modesti e inadeguati. Ha solo undici anni e il mondo sta giá cercando di liberarsi di lui."
"I Kiley non chiedono ad Avery se andrá via. Lui é il bambino che abita queste strade. É possibile che non sia mai andato piú lontano di dove puó portarlo la sua bicicletta scassata, e che sia obbligato a restare lí da una sorta di ordine naturale delle cose. Se mai dovesse andarsene, sarebbe perché qualcosa é andato storto."
Poi c’é Garrick, il bullo del quartiere, i ragazzi lo
sanno: "é importante non mostrare a Garrick di avere paura."
Ognuno deve fare i conti con qualcosa: un padre imbarazzante o un altro alcolista e violento, un nonno trascurante.
E allora i ragazzi si aiutano per cercare di affrontare insieme qualcosa piú grande di loro.
“Picchia me,” ripete Declan.
“Devi picchiare qualcuno, quindi puoi anche picchiare me. Al posto di Avery.”
Garrick sospettoso fa un passo indietro da quella follia. “No, non funziona cosí.”
“Sí, invece, perché no? Un pugno é un pugno.”
Sonya Hartnett ci racconta una storia violenta e delicata, dove i ragazzi possono insegnarci qualcosa di importante.
Immagini create con AI