La porta delle lacrime

 

Abraham Verghese in "La porta delle lacrime" ci racconta di due gemelli identici: Marion e Shiva.

 

Nati ad Addis Abeba negli anni 50  nel momento in cui la loro madre, suor Mary, muore di parto.

 

Il padre, il medico Thomas Stone, li abbandona senza dare notizie di sé.

 

I gemelli vengono adottati da Hema e Ghosh, due medici che lavorano nello stesso ospedale dove sono venuti alla luce.

 

“Secondo Shiva, in definitiva vivere significa richiudere squarci."

 

 

 

"Shiva non parla per metafore: quello che fa è proprio richiudere squarci. E tuttavia è una metafora adatta alla nostra professione. Ma esiste un altro tipo di squarcio: la ferita che divide una famiglia. A volte si apre al momento della nascita, a volte più tardi. Stiamo tutti aggiustando quello che si è rotto.”

 

“Io e il mio gemello abbiamo dormito nello stesso letto fino all’adolescenza, le teste vicine, le gambe e il busto discosti. Crescendo abbiamo perso quell’intimità, ma io la rimpiango, vorrei sentire ancora la sua testa accanto alla mia. Quando il risveglio mi porta in dono una nuova alba, il mio primo pensiero è svegliarlo e dirgli: “Ti sono debitore di un altro

 

 

mattino."

 

“Ma soprattutto gli sono debitore di questa storia. Una storia che mia madre, suor Mary Joseph Praise, non rivelò mai, e dalla quale Thomas Stone, il mio intrepido padre, fuggì, e che a me è toccato ricostruire.

 

Solo raccontandola posso richiudere lo squarcio che mi separa da mio fratello. Sì, ho una fiducia infinita nell’arte della chirurgia, ma nessun chirurgo può guarire la ferita che divide due fratelli.

 

Là dove falliscono la seta e l’acciaio, riuscirà una storia. Per cominciare dal principio.”

 

 

“Certe notti i grilli strillano zaa-zii, zaa-zii, migliaia di grilli che coprono i colpi di tosse e i grugniti delle iene sulle colline.

 

Poi, d’un tratto, la natura tace. Come se, terminato l’appello, fosse giunta l’ora di cercare il proprio compagno e ritirarsi nell’oscurità.

 

In quel vuoto silenzioso ascolto l’acuto ronzio delle stelle ed esulto, pieno di gratitudine per il mio posto insignificante nella galassia. E’ in momenti come questi che mi sento in debito con Shiva.”

 

Abraham Verghese ci racconta della medicina e 

 

 

della chirurgia, in un piccolo ospedale di Addis 

Abeba, dove la Direttrice si arrabatta per avere qualche finanziamento, deve fare i conti con i bisogni estremi dei pazienti e deve arrangiarsi con i pochi medici che ci lavorano: Stone, Hema e Ghosh.

 

Abraham Verghese ci racconta con grande umanità, della frattura che si è creata tra i gemelli e di come la vita li costringerà a ritrovarsi.

 


Immagini create con AI