Ovunque tu sarai

 

Fioly Bocca in “Ovunque tu sarai” ci racconta di Anita. Una ragazza che si è trasferita a Torino per studiare e che poi ha deciso di fermarsi a vivere lì. Anche se la nostalgia per le sue montagne la fa spesso tornare in Trentino a trovare i suoi.

 

Una storia di cambiamento: un amore sfilacciato dal tempo che non riesce ad esserci nei momenti più importanti.

 

Tancredi lo conosce dai tempi dell’università.

 

"Siamo cresciuti restandoci a fianco, aggiustando al bisogno la distanza per camminare vicini senza intralciarci troppo e senza allontanarci troppo, tra nuovi incontri e desideri imprevisti.”

 

Un giorno arriva lo tsunami, il dolore, quello vero, quando tutto sembra precipitare.

      

“Il grigio non è solo il colore dominante di quei pomeriggi di tardo inverno, ma anche una patina che riveste tutte le nostre migliori intenzioni.”

  

 “Alice mi ha detto che mi sente distante, che le sembro una tartaruga che si è ritirata nel guscio. Lei vorrebbe che tirassi fuori a testa, anche solo per un momento, per farmi una carezza, ma non sa come fare. Vorrei saperlo anche io.”

 

“Mi àncoro alle mie abitudini che detesto, mi crogiolo in questa indecisione che certe notti non mi fa riposare. Prendo pastiglie per dormire e mille caffè per restare sveglia. Mi vesto per non piacere a nessuno, mi spoglio per rimanere sola.”

 

“Tancredi e io siamo diventati adulti insieme, lui è in ogni passo, in ogni ricordo. Pensare di perderlo è come ritrovarmi senza il libretto  delle istruzioni per le cose della vita.”

 

C’è un ragazzo che ha incontrato in treno, Arun, uno scrittore per bambini, con cui per la prima volta, si è sentita vista. Arun le aveva detto che era sotto un sortilegio, e che doveva aver cura della sua vita.

 

“Perché è difficile e rischioso stare sulla prua della nave esposta alle raffiche dei venti e alla forza incontrollabile delle onde del mare. La baia è sicura, invece: tutti possono vedere come conduci bene la tua vita, aspettando gli ospiti in veranda e preparando tisane e pasticcini.”

 

Fioly Bocca ci racconta di un cambiamento, del coraggio di scegliere la prua della nave, cambiando ogni coordinata che prima portava a casa. E ci racconta anche delle paure che ci spingono a rimanere, a non voler sentire, a fare finta che tutto vada bene. Un racconto fragile e coraggioso, che ci parla dell’andare e del restare.


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