Una storia come il vento

 

 

Laurens Van Der Post in “Una storia come il vento” ci racconta di Francois Joubert, un ragazzo di 13 anni che vive in Sud Africa, in una grande fattoria al confine con la Namibia.

 

Francois è figlio di Ouwe e Lammie, francesi, che hanno fondato la fattoria insieme a Bamuthi ed alla sua gente matabele.

 

“Il padre di Francois era stato ispettore capo dell’istruzione africana di quel vasto territorio, prima di dedicarsi così inaspettatamente all’agricoltura. La sua fama di uomo di grande saggezza e cultura si era diffusa in modo tale attraverso il territorio da giungere fino alla remota frontiera sulla quale aveva ritagliato dalla boscaglia vergine Hunter’s Drift.”

 

È una storia di radici, di saggezza, del saper dare e del saper ricevere.

 

 

 

Francois ha imparato dai suoi amici matabele ad ascoltare i suoni della boscaglia.

 

“I ragazzi matabele dovevano apprendere fin dalla più tenera età a leggere tutti i segni della vita nella boscaglia, come Francois aveva dovuto imparare a leggere i libri del padre a casa sua. La boscaglia era per loro come un grande libro; il suo vocabolario i suoni prodotti dagli uccelli e dagli insetti; il suo contenuto il movimento degli animali.

 

Era come un codice geroglifico del quale gli europei avevano perso la chiave. Perciò Francois non doveva fare altro che sedersi con la stessa umiltà con cui sedeva dirimpetto al padre durante le ore di scuola, e apprendere il codice arcaico dai suoi amici. Erano così abili nel leggere il libro della natura che Francois non aveva mai provato la tentazione di sentirsi superiore, come ci si sarebbe potuti aspettare dal figlio di un uomo che era il capo riconosciuto di tutti loro.”

      

 

Francois è cresciuto con Koba, la balia boscimana che gli ha insegnato la sua lingua, le sue leggende e le sue storie.

 

 

“Koba gli aveva assicurato che tutti gli animali africani, uccelli, rettili e insetti, e anche le piante, comprendevano la lingua onomatopeica dei boscimani. Gli aveva raccontato molte storie su come la prima gente, come chiamava i primi boscimani, vivesse in assoluta armonia con tutte le cose viventi e con le piante della terra. Gli spiegava che era stato solo quando la prima gente aveva rubato il fuoco da sotto l’ala del grande struzzo, e aveva incominciato a usarlo per i propri scopi, che gli animali avevano avuto paura ed erano fuggiti lontani dagli esseri umani. Ma sebbene fossero fuggiti, non avevano mai dimenticato il significato dei suoni per mezzo dei quali avevano da principio conversato in armonia con loro.”

  

 

Ouwe aveva scelto di condividere la fattoria con Bamuthi ed i matabele; aveva scelto di affidare Francois alla balia boscimana Koba; era molto amico di Mopani, un cacciatore inglese, che viveva da più di trent’anni in Sud Africa e che poi era diventato il capo dei guardiacaccia di una vasta riserva della zona.

 

“Ma in qualche remoto orizzonte della mente di Francois restava una vocina ferma, che gli sussurrava: “Davvero Ouwa e Lammie avevano saputo equilibrare il loro desiderio di dare con quello di ricevere? Avevano mai permesso alla gente dell’Africa di dare loro quanto avrebbe potuto?”

 

“La massima preferita di Ouwe e Lammie sugli africani era: “In realtà sono proprio come bambini e devono essere trattati come tali”.”

     

 

“Restava il fatto che molto di quanto dagli europei in Africa passava per educazione era un penoso processo di estraneazione, come di un dente del giudizio cariato, dall’immenso mondo dell’antichità, al quale i giovani appartengono naturalmente: un’estrazione così completa che alla fine ogni contatto con il proprio io originario andava perduto, e gli istinti attraverso i quali esso era stato tenuto in vita totalmente screditati.”

 

Francois vuole ritrovare le sue radici più profonde: la vita nella boscaglia, l’arte della caccia, la natura maestosa, l’ospitalità, le diverse etnie… 

 

“Una storia”, disse il prigioniero boscimano, “è come il vento. Viene da molto lontano e noi la sentiamo.”

 

Laurens Van Der Post ci racconta di un’altra Africa, maestra di vita e di saggezza, e noi europei, purtroppo, abbiamo smarrito le chiavi per decifrarla.

 


Immagini create con AI